Articoli dal web

Questa pagina è dedicata ad una raccolta di siti e link esterni di grande rilievo ed interesse.

La pagina è in perenne aggiornamento.

 

I “GIRI” DI CORDONE E LA MORTE IN UTERO

<< Recentemente è stata pubblicata un’intervista alla dott.ssa Jane Warland, ostetrica Australiana, da molti anni impegnata nel campo del lutto perinatale. Nell’intervista la dott. Warland discute il complesso tema del cordone ombelicale come causa di morte in utero. L’articolo, pubblicato da Star Legacy Foundation, è stato tradotto da Rossella Errico e rivisto da Claudia Ravaldi. L’Australia rispetto al cordone sembra avere una posizione diametralmente opposta a quella italiana.>>

Fonte e articolo completo: http://www.ciaolapo.it/articoli/item/468-i-giri-di-cordone-intorno-al-collo-e-la-morte-in-utero

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Partorire senza violenza. I diritti delle donne si fermano sulla soglia dell’ospedale

‘La violenza nel parto’ è il titolo del convegno (Roma, 29 novembre). Gabriella Pacini illustra gli obiettivi

“…Sono ostetrica dal 1997 e quando ho iniziato ad assistere i parti, nel grande policlinico romano dove studiavo, appena una donna arrivava in travaglio le facevamo subito la depilazione e il clistere, non le permettevamo di avere nessuno accanto e durante il travaglio e il parto. Non le era permesso alzarsi e muoversi liberamente o scegliere una posizione per il parto – magari accovacciata, per aiutarsi con la forza di gravità – ma era costretta a stare sdraiata sulla schiena in una posizione senz’altro più faticosa e dolorosa per lei. Non le era concesso neppure un po’ d’acqua ed era idrata con una flebo. Non poteva andare al bagno e per i bisogni c’era la padella. Il più delle volte era necessario dilatare il collo dell’utero con le dita, una pratica molto dolorosa e anche dannosa. Al parto poi legavamo le gambe al lettino con delle cinte di cuoio e, con una potente spinta sulla pancia e un ampio taglio alla vagina, tra urla strazianti, la creatura finalmente nasceva. Se invece queste pratiche non funzionavano si andava in sala operatoria e si faceva un taglio cesareo. Comunque madre e bambina/o venivano immediatamente separati e per i genitori non era possibile vedere il piccolo/a se non agli orari decisi dall’ospedale. Le donne che facevano il taglio cesareo in particolare soffrivano molto di questa lontananza perché nessuno portava loro la creatura e quasi sempre finiva che vedevano il bambino per la prima volta dopo 3 lunghissimi giorni…”

Fonte e articolo completo Su Noidonne.org

 

 

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