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Parlare di diritto alla salute ai giorni nostri può sembrare così scontato,
da non ottenere più di una fugace attenzione.

Salute, però, non è puramente una meccanica assenza di malattia,
è benessere psicofisico.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità il diritto alla salute implica “sostenere gli individui nel raggiungimento del più alto livello possibile di salute e benessere”.

La definizione di Salute cui l’OMS fa riferimento consiste in “uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non solo nell’assenza di malattia o d’infermità”.

L’assistenza alla maternità non può quindi ridursi alla sopravvivenza di madre e figlio (“Signora, suo figlio è vivo, cosa vuole di più?”), ma deve mettersi a disposizione come fautrice di benessere psicologico ed emozionale, durante la gravidanza, il parto, nell’accoglienza del bambino e nel puerperio.

L’OMS* ha indicato 15 raccomandazioni basilari per il parto, sottolineando così la valenza del termine “salute”:

1. Per il benessere psicologico della neo-madre deve essere assicurata la presenza di una persona di sua scelta – famigliare o non – e poter ricevere visite nel periodo post-natale.

2. A tutte le donne che partoriscono in una struttura deve venir loro garantito il rispetto dei loro valori e della loro cultura.

3. L’induzione del travaglio deve essere riservata solo per specifiche indicazioni mediche ed in nessuna regione geografica si dovrebbe avere un tasso superiore al 10%.

4. Non c’è nessuna giustificazione in nessuna regione geografica per avere più del 10% – 15% di cesarei.

5. Non c’è nessuna prova che dopo un precedente cesareo sia richiesto un ulteriore cesareo per la gravidanza successiva. Parti vaginali, dopo cesareo, dovrebbero venir incoraggiati.

6. Non c’è nessuna indicazione per la rasatura del pube e per il clistere prima del parto.

7. La rottura artificiale delle membrane, fatta di routine; non ha nessuna giustificazione scientifica e se richiesto, si raccomanda solo in uno stadio avanzato del travaglio.

8. Il monitoraggio elettronico fetale, fatto di routine, deve essere eseguito solo in situazioni mediche particolarmente selezionate e nel travaglio indotto.

9. Si raccomanda di non mettere la donna nella posizione supina durante il travaglio e parto. Si deve incoraggiare la donna a camminare durante il travaglio e di scegliere liberamente la posizione per lei più adatta al parto.

10. L’uso sistematico dell’episiotomia non è giustificato.

11. Il neonato in salute deve restare con la madre ogni volta che le condizioni dei due lo permettano. Nessun processo di osservazione della salute del neonato giustifica la separazione della madre.

12. Si deve promuovere immediatamente l’inizio dell’allattamento persino prima che sia lasciata la sala parto.

13. L’allattamento costituisce l’alimentazione normale e ideale del neonato e dà allo sviluppo del bambino basi biologiche ed effetti impareggiabili.

14. Durante il travaglio si dovrebbe evitare la somministrazione routinaria di farmaci se non per casi specifici.

15. In gravidanza si raccomanda un’educazione sistematica sull’allattamento al seno, poiché attraverso un’educazione ed un sostegno adeguato tutte le donne sono in grado di allattare il proprio bambino al seno. Si deve incoraggiare le madri a tenere il bambino vicino a loro e di offrirgli il seno ogni volta che il bimbo richiede. Si raccomanda di prolungare il più possibile l’allattamento al seno e di evitare il complemento di aggiunte. Una madre in buona salute non ha bisogno di alcun complemento fino a 4 – 6 mesi di vita del bambino.

Sono raccomandazione “nuove”, che di nuovo hanno poco nulla, se non che testimoniano la difficoltà di radicamento nel sostrato medico-culturale di questi principi fondamentali per una Buona Nascita.

Sulla base di queste indicazioni, è nato il Disegno di legge 2006 :
‘Norme per la tutela dei diritti della partoriente, la promozione del parto fisiologico e la salvaguardia della salute del neonato’
del quale mi preme riportare l’art. 1.1 a) promuovere un’appropriata assistenza alla nascita, tutelando i diritti e la libera scelta della gestante;
b) assicurare la tutela della salute materna, il benessere del nascituro e quello delle famiglie nell’esperienza della genitorialità;
h) assicurare la qualità dell’assistenza ostetrica e pediatrico/neonatologica nel periodo perinatale da valutare con indicatori adeguati sull’impiego e sui risultati delle pratiche raccomandate sulla base delle prove scientifiche, a partire dal tasso di prevalenza di allattamento esclusivo al seno all’atto delle dimissioni dal reparto;
i) contrastare le disequità territoriali e sociali di accesso ai servizi per la tutela materno-infantile, anche per la popolazione immigrata, mediante l’adozione del modello operativo basato sull’offerta attiva.

Questa presa di posizione del nostro governo (per quanto sia stata in nuce) è a suo modo incoraggiante.

Siamo tutti responsabili e agenti attivi all’unisono, in questa sfera.
Vedere e ricevere input da più fronti è fondamentale, a maggior ragione se provengono dallo Stato, nostro garante.
Può fungere anche da sprone per ricordare che esistono davvero dei diritti di cui renderci portavoce.

Troppi parti vengono sacrificati nel nome di una tutela difensiva (anche e soprattutto legale).
Troppi cesarei prendono piede per moltissime ragioni, troppe poco plausibili e, tra di esse, quella di proteggere la madre ed il bambino da sofferenze.

La sofferenza di madre e bambino, in quei contesti, è reale, ma da dove nasce?
Il cesareo, come qualche altra manovra artificiosa, può (potrebbe!) essere davvero la risposta necessaria e benefica, ma a volte è davvero tale solo se ci ostiniamo a guardare l’ultimo tratto di un lungo percorso.

Cosa ha indotto il meccanismo di reazione fisico-ormonale della madre e del bambino ha mettersi in uno stato di allerta e sofferenza? La madre si sentiva a sua agio? Si sentiva protetta e ascoltata? Poteva muoversi? Era bloccata o libera di esprimersi totalmente? Ha subito pressioni a suon di orologio?

L’esempio del cesareo è usato come lampante portavoce di tutte quelle varie influenze la cui vantaggiosità in termini di salute e benessere, è in dubbio.

Pensiamo alle ecografie.
Alcune donne riferiscono di esser sottoposte a controlli ecografici mensili o bisettimanali, per quasi la totalità dei 9 mesi. Si tratta sicuramente di uno strumento efficace ed importante a livello diagnostico, ma, come si suol dire, in medio stat virtus.

L’Accademia Americana delle Scienze (PNAS) che supporta le raccomandazioni della Food and Drug Administration (ente statunitense per il controllo sui farmaci) mette in guardia contro l’uso di ecografie in gravidanza fatte senza indicazione medica e a scopo commerciale.

A scanso di equivoci, non si vuol demonizzare, tutto il contrario, semmai si tratta di riportare questi controlli ad un piano umano e mediato.

“Il risultato non va interpretato come un allarme nei confronti dell’ecografia”, spiega il neurofisiologo Piergiorgio Strata, dell’università di Torino. “Si tratta piuttosto di invocare il principio di cautela, riconoscendo che questa è una tecnica utile ma della quale non si deve abusare. Va fatta solo quando è necessario”.

A questi dati scientifici e analitici, vanno aggiunte tutte quelle contaminazioni psicologiche ed emozionali che ne derivano.

Una madre resa dipendente dai continui e ripetuti controlli, perde o abbassa drasticamente la consapevolezza verso il proprio corpo.
Con un atto di esclusiva fiducia e dipendenza verso la tecnologia, sacrifica il contatto con se stessa e il proprio bambino.

Questa non è salute, perché non è benessere. E’ solo una passiva e pericolosa delega, non priva conseguenza.

La tecnologia medica è diventata taumaturgica rispetto a paure e timori insiti nel percorso di nascita; paradossalmente, però, la paura e le complicazioni del parto sono aumentate.

E’ importante, quindi, innestare un processo di umanizzazione della nascita.

La salute della diade necessita di tutela sin dall’inizio:
ha bisogno di fiducia ed accoglienza, per poter preservare la sua fisiologia.

Questa è salute, questo (e molto altro ancora) è il benessere

salute nel parto
Artwork: Steve Gribben
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