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Childbirth artOgni esame, cura o intervento medico necessita imprescindibilmente il consenso della persona interessata.

La percezione del consenso a livello sociale riflette bene i dibattiti dottrinali e giurisprudenziali che da tempo avvengono sul tema.

Scardinato l’approccio paternalistico e stata proposta (si intende sempre in letteratura e in giurisprudenza) l’adesione ad un tipo di comunicazione oggettiva, unita al counseling, al fine di bilanciare aspetti medico-scientifici e il percorso di vista (background culturale, personale, ecc.) della persona che necessita cure e premure.

Non esiste una gerarchia:

ogni singolo trattamento, intervento o pratica medico-sanitaria necessita che questo consenso sia realmente informato.

Ossia, non è sufficiente la mera e distaccata firma apposta su un modulo, magari presentato dal personale infermieristico (eventualmente, poco prima dell’inizio).

E, tanto meno, non è accettabile evitare di informare e chiedere alcunché,

Tanto si tratta solo di un controllo veloce e superficiale

La portata di questo discorso è sicuramente giuridico-legale,

ma va davvero oltre!

E’ umana, sociale, personale, interrelazione.

Nessuno può sapere l’impatto interiore ed intimo di un qualsivoglia gesto, ancor più in ambito medico.

Mi ha fatto molto riflettere leggere l’articolo scritto dall’ostetrica Mary Stewart

che si può trovare in inglese al link AIMS Journal, 2010, Vol. 22 No. 1

Essa ha analizzato gli effetti degli esami vaginali interni,

focalizzandosi sulla percezione delle donne.

E’ un tipo di controllo per il quale raramente si chiede il consenso,

nonostante esso sia giuridicamente indispensabile;

Intorno a questo esame esiste una sorta di tabù, se ne parla poco

e spesso lo si vive come un “qualcosa che per fortuna finisce velocemente”

e che può lasciare un senso di disagio, ancor più laddove avvenga in un contesto anodino, asettico, distaccato.

Lo sviluppo della medicina è stato influenzato dall’approccio meccanicista che vede il corpo come una macchina costituita da parti analizzabili e considerate separatamente.

In base a questa impostazione, la donna che partorisce è divisa in sezioni fisiche – utero, cervice, il bambino (anche lui un frutto-oggetto del parto) – in un processo sequenziale lineare e sistematico. In questi testi medici la donna è quindi sparita, lasciando il posto a diagrammi anatomici e misure. Questa analisi così semplificata ha avuto il suo impatto nella percezione della nascita e delle pratiche che ruotano intorno a questo evento.

Alla luce di ciò è interessante citare uno studio condotto da Mary Stewart, la quale ha proposto un’intervista a 10 donne:

6 primipare e 4 pluripare (alla seconda gravidanza).

Tutte le donne sono state intervistate due volte: una verso la fine della gravidanza,

l’altra indicativamente due settimane dopo la nascita del bambino.

Le interviste sono state fatte al domicilio delle mamme e registrate col loro consenso.

Per quanto riguarda il periodo della gravidanza, è emersa una impressionante assenza e diffusione di informazione.

Il campione di donne considerato aveva seguito corsi di accompagnamento al parto e nessuna di loro ricordava che se ne fosse trattato in modo approfondito.

Una donna  (tra l’altro ostetrica) ha, per esempio ,commentato:

Non ricordo che sia stato trattato nei corsi di accompagnamento, no… non specificamente, almeno. Intendo dire, penso che loro abbiano detto che… mentre parlavamo delle fasi del travaglio, hanno detto: “Oh, sarete controllate più o meno a 4 cm o giù di lì e dovrete arrivare a 10 cm” ma non hanno specificato che sarebbe avvenuto tramite un esame vaginale, si capisce ciò che intendo? Ha senso?”

Geraldine, 36 e.g., primo bambino – ostetrica

traduzione da VEs: What Women Say

Sembra che, nonostante l’intento quello sia di fornire una preparazione al travaglio e al parto, è difficile per le donne accedere ad informazioni chiare riguardo a queste procedure così comuni e diffuse, se non tramite fugaci aneddoti o libri specifici.

Altrettanto eloquente è il commento di una donne tramite il quale emerge quella che è la comune percezione e le diffuse credenze sul consenso e sui diritti personali.

Hope: Intendi dire che succederà più di una volta?

Mary: Be’, si, solitamente eseguono un controllo vaginale ogni 4 ore, tuttavia, dipende, cioè, potresti riceverne alcuni…ma non devi se non lo vuoi, non possono farlo senza il tuo consenso e tu puoi dire “No”.

Hope (con tono sbigottito): Stai dicendo che posso davvero decidere?

Kate, secondo figlio, 11 giorni dopo il parto.

Traduzione da: Ves What woman say

Le parole usate dalle donne per descrivere la pratica evocano termini come “dolore”  “fastidio” e “disagio”. Alcune delle volte, poi, queste sensazioni vengono mitigate da una sorta di legittimazione psicologica che, passando tramite l’assunzione della personale responsabilità, si ancorano al timore reverenziale verso il professionista, unico depositario del sapere, deus ex machina, salvatore e onnisciente.

Per quanto la competenza del professionista sia indiscutibile,

il passo dialettico porta sempre allo stesso punto: la delegittimazione della donna in chiave umana e giuridica.

E’ emerso che alcune donne con precedenti esperienze di abusi sessuali, corrono il rischio di sentirsi nuovamente scosse e traumatizzate.

Ad ogni modo, sarebbe utile anche riconoscere che la procedura può essere traumatica per qualsiasi donna, a prescindere dalla sua storia.

L’esame vaginale è sicuramente uno strumento utile ed importante che può fornire informazioni sulla dilatazione cervicale e sulla posizione del bambino,

tuttavia, proprio come altre pratiche, ha i suoi limiti (ancor più se preso da solo, in un contesto isolato) e ha le sue alternative.

Il sistema cervico-centrico è così radico da emergere ovunque. Nonostante le donne siano invitate a credere in se stesse e ad ascoltare il proprio corpo, la tendenza pare essere ancora troppo spesso di tipo meccanicistica, basata numeri, unità di misura e parametri

Signora, è a soli 2 cm di dilatazione, non è in travaglio

non tenendo quindi in considerazione la dinamicità di ogni singolo evento (la dilatazione, per esempio, può accelerare o rallentare a seconda di molti fattori, tra i quali spiccano per prime le emozioni e i bisogni della donna).

La realtà è che il corpo (della donna) è complesso, unico, irripetibile.

La nascita porta con sé una miriade di sfumature che non possono essere inquadrate in parametri e in rigidi protocolli ,né definibili in base ad altrui esperienze.

Per riassumere, è importante che ogni atto, intervento o manovra venga preceduto da una valutazione che tenga conto di informazioni medico-scientifiche aggiornate, corrette e trasparenti (basta porre un accento su una statistica o operare qualche omissione per plasmare una decisione),a loro volta, bilanciate con quello che è un rapporto di counseling personalizzato.

E, soprattutto, non dovrebbe mai essere fatto nulla, in assenza del consenso della donna, così come è allo stesso modo importante che si smetta immediatamente quando la donna lo chiede o si mostra infastidita. In caso contrario, può essere davvero vissuto come una violenza.

Bibliografia:

Pelvic examination of asymptomatic women – attitudes and clinical practice.

Vaginal Examination During Normal Labor: Routine Examination or Routine Intervention?

L’Etica del consenso informato. Riflessioni per il medico e il paziente

The experience of labour: using ethnography to explore the irresistible nature of the bio-medical metaphor during labour.

VEs: What Women Say

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